giovedì 24 dicembre 2009

L'acqua sotto il ponte

Orazio Converso
"../uno che guarda l'acqua dal ponte / all'imbrunire, le man posate / sopra le antiche pietre squadrate./.."
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SAAB
Non è un caso e non è la prima volta che, in momenti di difficoltà qui sul MaL, la discussione dedicata ad Emilio torna a galla nella nostra linea di fuoco.
In tutte le comunità - grandi o piccole - quando il pericolo incombe ci si stringe attorno a lari e penati, al ricordo e all'esempio degli eroi.... See More
Non si dovrebbe morire. Non si dovrebbe morire giovani. Non si dovrebbe morire da soli. Emilio, in quella notte che ho immaginato tante volte, squarciata solo dal fascio sghimbescio dei fari della sua macchina, in un colpo solo, ha contravvenuto a tutte e tre queste regole.
E da quello schianto, compiendo un balzo vertiginoso, Emilio è asceso all'Olimpo degli eroi della piccola comunità del MaL.

Un incontro/scontro furioso il mio con Emilio. Ricordo benissimo la sessione di chat in cui l'ho "conosciuto". Parlo con il prof. G. ed altri: lui arriva, violento, con l'urgenza del desiderio di dire, di esserci, con quel modo un po' goffo del bambino che strepita per affermare:"ci sono, eccomi, guardami, ascoltami, ho delle cose dentro che voglio darti e quello che c'è fuori non mi piace, nemmeno tu. Dimostrami che vali che mia amicizia". Non era il primo, non sarà l'ultimo.
E poi è venuta quell'accusa di plagio: i "vecchi" del MaL forse ricorderanno che Emilio mi accusò ferocemente di essermi appropriata di un suo scritto e di averci apposto la mia firma. Un episodio che mi procurò una piccola ferita, presto rimarginata, non appena chiarito l'equivoco.
Emilio comprese lo spirito di quella operazione e tutto quello strepito dette inizio non solo ad un'interessante riflessione sull'autore collettivo (non ancora compiutamente affrontata qui in termini teorici, malgrado nobili e riuscite pratiche di produzione collettiva), ma gettò il seme della fiducia e dell'amicizia fra me e lui.
Seme che non ebbe modo di germogliare, perché marcì nelle lacrime di quella notte e dei giorni che le seguirono.
Un contatto, appena, ma, proprio perché nato dalla guerra, ci sembrò profondo, pieno di promesse, profumato di futuro. Niente.
Emilio appariva felice in quei giorni: si era impegnato nel progetto del canile di Celani, gli sembrava che il MaL potesse essere davvero un luogo vero, libero, dove potersi esprimere seriamente e giocosamente e sotto la luce di questa ritrovata fiducia ogni cosa appariva nuova, bella, meritevole di essere vissuta.

Non si dovrebbe morire e meno che mai morire giovani. I rimpianti di coloro che lo hanno conosciuto appena e il dolore di chi gli era amico da tempo hanno collocato Emilio sul piedistallo degli eroi, da dove - io credo - lui stesso, incredulo, ci indirizza futuristici sberleffi.
Stringersi attorno ai ricordi e rinnovare gli impegni presi nei momenti di commozione e di emozione profonda è cosa senza dubbio buona: e cosa ancora migliore sarebbe attingervi forza, consapevolezza, tenacia, fiducia, serietà di intenti e allegria.

Io credo che migliore omaggio alla memoria di Emilio, giovane e inconsapevole eroe dalla fronte luminosa, noi tutti non potremmo rendere.

ah, dimenticavo: cia'

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